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dimaco |
Signori, giù il cappello, please.

il 21 settembre di venti anni fa moriva come un cane Jaco Pastorius, ubriaco, ammazzato di botte da un buttafuori. Forse l'inevitabile epilogo di una vita scellerata.
Lo ascoltai la prima volta alla fine degli anni '80, al termine di una disputa tra un mio amico e il suo fratello grande, che diceva che gli avevamo rotto il cazzo con i Kiss e di provare a sentire cosa era la vera musica. E mise su “Heavy Weather”. “Senti il bassista”, diceva il fratello grande. “Ma se suona per i cazzi suoi!” diceva il mio amico. Io cercavo di seguire quel suono, e di capire dove andasse a parare. Ne ero rapito, io che il basso lo avevo sempre sentito fare i soliti giri, malpercosso da gentaglia che se lo appoggiava sui coglioni. E poi io non ne sapevo punto di jazz, che per me era una roba da babbioni. Fatto sta che io quel giorno scoprii una musica altra, quella di Weather Report..
Anche Zawinul lo zingaro se n'è andato, pochi giorni fa. Su Weather Report e Pastorius non c'è niente che io possa aggiungere che già non sia stato detto, e magari per molti dirò una bestialità se affermo che il culmine lo raggiunsero con “Night Passage”.
Pastorius non riuscì mai ad avere una carriera solista ai medesimi livelli, e allo stesso tempo Weather Report dopo la sua fuoriuscita del 1983 non furono più lo stesso gruppo, ma se lo volete ascoltare vicino alla stratosfera allora procuratevi “Shadows And Light”, il doppio live del 1980 di Joni Mitchell. E se a quei suoni non riuscite a commuovervi almeno un poco, beh, allora andatevene affanculo.
Il primo incontro con Joe Zawinul avvenne nel 1975 quando Jaco era ancora sconosciuto, Zawinul ricorda che la conversazione si svolse più o meno così:
Ma alla fine Pastorius riuscì a consegnargli un nastro. Zawinul lo apprezzò, ma gli disse che i Weather Report avevano già un bassista. Quando Alphonso Johnson lasciò i Weather Report, Zawinul si ricordò di Pastorius che pochi giorni prima gli aveva inviato una versione preliminare del brano "Continuum" (dal suo primo album) nel quale aveva apprezzato il suono morbido e rotondo del suo basso, confondendolo con un contrabbasso. Senza sapere che Jaco usasse un fretless, Zawinul gli telefonò e gli disse: "È molto bello il brano che mi hai mandato. Hey, ragazzino, suoni anche il basso elettrico?".
(grazie all'ignoto autore che ha scritto questo su Wikipedia)
Un obeso teppista si aggira per l'Europa. L'altroieri stava a Bruxelles. Fortunatamente appresso a lui, solerti poliziotti belgi (non esattamente di esemplare tolleranza) gli hanno erogato comunitarie e ariane manganellate su quel cocomero pieno di merda che si ritrova al posto della testa.
Si parla di Borghezio, naturalmente, il piciu che espone alla vergogna la mia città ogniqualvolta si fa vedere in giro. Era appunto lassù per celebrare l'11 settembre con una sorta di manifestazione anti-islamica, peraltro risultata poi non autorizzata, insieme ad alcuni naziskin fiamminghi e a vari esponenti xenofobi che siedono al Parlamento Europeo.
Avvalendosi appunto dell'immunità da deputato, l'osceno personaggio stava abbaiando di “palandrane e barbe” quando in quattro e quattr'otto è stato circondato dalle forze dell'ordine di colà, che erano giustappunto appena state spintonate da alcuni nazisti presenti, e che gli hanno calato una sfraganata di mazzate e poi lo hanno arrestato.
Purtroppo, a seguito delle proteste della Farnesina, è stato prontamente rilasciato.
Mi si consenta il luogo comune per cui se ci andiamo noi ad una manifestazione non autorizzata ci prendiamo minimo il doppio delle botte e dal fermo di polizia nessuno viene a tirarci fuori.
Ma mi piace ricordare, al di là degli innumerevoli precedenti del soggetto, che questo è uno degli “onorevoli” penalmente condannati in via definitiva (per reati contro la persona, tra l'altro) dei quali qualche italiano, tipo 300.000, ha manifestato chiaramente, giusto sabato scorso, la volontà di sbarazzarsi.
Poi arriva, nello stesso giorno di questa vicenda, un illustre babbione, il pregiatissimo Eugenio Scalfari, a ricordarci con un editoriale che è “anacronistico in regimi di diffusa democrazia, dove esistono forme di opposizione e di denuncia più efficaci e molto più civili, radunarsi o marciare dietro cartelli con su scritto Vaffanculo”.
E io sto aspettando ansioso che, magari nei prossimi giorni, il dottor Scalfari mi illustri un modo democratico di incenerire questo cinghiale che scorrazza libero di spruzzare disinfettante sulle battone ed è per questo retribuito con le mie tasse.
Credo che la via giusta, però, sia esattamente questa: lo si lasci libero di andare dove meglio ritiene, che gli si lasci fare tutte le puttanate che gli passano per la capa, fintantochè arriverà il giorno in cui si allargherà troppo e si ritroverà, che ne so, magari chiuso per un intero weekend in un CPT. Quello che avanza glielo daremo ai cani, lunedì.
Ma tutto sommato mi piace di più l'idea che svanisca stroncato dal ridicolo, come in questa foto. Una risata lo seppellirà. Ma, per essere più sicuri, meglio una tonnellata di letame.

Ci sono, è vero, tanti sport in cui uno rischia di cagarsi in mano nel momento decisivo. Ma il più perfido di tutti è sicuramente il tennis. Anche ierlaltro un giovane bellimbusto dell'est, ricco di talento e di una Sharapova nel box solo per lui a guardarlo, si è clamorosamente autoevirato del titolo degli USOpen, giocando alla cazzo un totale di 7 (sette) set points contro uno dei più grandi ipnotizzatori della racchetta.
Da questa malattia si può anche non guarire mai. La memoria degli appassionati è satura di incompiuti, di nomi mai incisi su un trofeo importante. Di noi dilettanti questi sono i veri eroi, quelli che sacrificano una vittoria al “beau geste”.
Tralascio il furioso Safin (il principe infelice), o Santoro il giocoliere. L'omaggio va tutto al più elegante perdente del tennis moderno. Che proprio dopo questi USOpen si è ritirato definitivamente.
Tim Henman lascia un mondo che è cambiato, troppo cambiato per la sua arte.
Volava sull'erba di Wimbledon, Henman. E i giornalisti gli hanno sempre rinfacciato quella prima pagina che non hanno mai potuto pubblicare, il trionfo di un inglese a casa propria.
Mille colpi di fioretto non hanno mai tirato giù un muro. Troppa poca forza in quel servizio, troppo poco incisivi quegli approcci in slice di rovescio, troppo poco profondi i colpi al volo. Ricami fantastici, come fiocchi di neve nessuno uguale ad un altro, e nel mentre che tu stai lì ad ammirarne la complessità... ecco che arriva un teppista dall'altra parte della rete che ti tira una catenata che magari la pallina la spacca in due, o ti lascia un buco vicino al gesso della riga.
E troppo signore. Incapace di uccidere una partita. McEnroe, genio invasato, nemmeno lui picchiava, ma usava la racchetta come un bisturi e ti lasciava dissanguato in settanta minuti.
Henman accarezzava i match points come un bambino tocca una bolla di sapone. Con la stessa stretta in gola se li vedeva scoppiare davanti dopo averli costruiti e rimirati. Quando la paura di quel baratro ti prende. Boscia Tanjevic, il coach bosniaco di trent'anni di basket, così la identifica: “Quando culo mangia camicia”.
In quello che probabilmente è stato il suo ultimo incontro ufficiale, contro il nero francese Tsonga, ha ricevuto al termine minuti di battimani certamente non preconfezionati, e ai fotografi che gli si sono precipitati incontro ha detto: “Vi ringrazio, ma guardate che il vincitore è quell'altro”.
Ho avuto modo di vedere dal vivo un'unica volta Tim Henman, bastonato a Montecarlo dal ciabattino Zabaleta. Nell'impropria molle argilla del Country Club si ostinava in discese a rete impossibili, infilato senza pietà per quel centesimo di secondo di ritardo, quel millimetro di racchetta che mancava. Il pubblico capiva il senso di quel martirio, e quando finalmente di volée ne chiuse una, chirurgica, di rovescio, all'incrocio delle righe, l'applauso partì scrosciante e infinito, e quel volto si distese in un sorriso composto ma liberato. La faccia di un uomo sommessamente felice.

"Fino a oggi la gente mi conosceva per quello che è stato scritto di me. Adesso, grazie all'Isola dei Famosi, avrò la possibilità di farmi conoscere per quello che sono veramente".
"Tre settimane fa non ci pensavo nemmeno, stavo ancora valutando offerte in campo calcistico. Poi ho deciso che, dopo una carriera piena di soddisfazioni, non potevo chiudere in tono minore. E ho lasciato il mondo del pallone"