
Chi conosce il personaggio non si stupisce e al massimo avrà scosso la testa di fronte all'ennesima puttanata.
Michele Martinelli, il "vulcanico" (è un sinonimo edulcorante, ovviamente) neoproprietario della Fortitudo Bologna, di basket si parla, ha licenziato
"per giusta causa", dopo averlo già esonerato a novembre, il coach Fabrizio Frates.
La motivazione è la seguente:
"Bestemmiava".
Io seguo il basket da quasi trent'anni, e mi occorrerebbe un intero blog per raccontare di blasfemìe sentite o raccontate, di vip o di scartine, dette a caldo o a freddo, enfatiche o trattenute, dialettali o internazionali.
Ho udito bestemmiare per l'incredulità di fronte alle cazzate di un arbitro. Ho udito bestemmiare per l'indicibile dolore di un legamento crociato che salta. Ho udito bestemmiare per un pallone che all'ultimo secondo gira e gira e gira sul ferro e
bastardo esce e ti fa perdere di un punto.
Sono stato giocatore e ho bestemmiato per rabbia. Sono stato allenatore e ho bestemmiato per frustrazione. Sono stato accompagnatore e ho bestemmiato per disgusto.
Sebbene non credente, avrei voluto esserlo in quei momenti per meglio sfogarmi. Ho provato anche, una volta, a trattenere l'imprecazione, e sono andato nello spogliatoio dove ho sfondato una porta con un cartone: mi sono quasi spaccato una mano e ho pagato 200 euro.
Meglio la bestemmia.
Il pagliaccio Martinelli tutte queste cose le conosce benissimo, essendo stato, pur pessimo, di già prima praticante e poi presidente. L'invenzione della giusta causa non proviene dal risentimento di un cattolico ferito, ma piuttosto dal grossolano tentativo di non adempiere agli obblighi contrattuali che prevedono il saldo completo del ricco biennale del coach silurato. Il tutto finirà immancabilmente in tribunale.
C'è da augurarsi che il bestemmiatore la spunti, non fosse altro che per non creare un pericoloso precedente. Per dire, se a Prodi venisse in mente di sanzionare le invocazioni vane non ci sarebbe bisogno di una finanziaria da 40 miliardi, e in compenso il Triveneto tracollerebbe come l'Argentina.
Pertanto, in quanto atleta e veneto-friulano rivendico, per necessità e per formazione, il diritto ad esprimere il mio disappunto nei momenti di sconforto sportivo verso qualsivoglia divinità senza limitazioni in quantità e merito.
N.B. E ritengo giusto estendere con criterio gli stessi diritti anche ai tifosi. Questo post infatti l'ho scritto PRIMA di Toro-Inter.