domenica, 08 aprile 2007

POMERIGGIO DI UN GIORNO DI FESTA

Chiese un prosecco al cameriere. Si guardava intorno, in questo elegante dehor di provincia, e si gustava i profumi di una primavera arrivata a fatica. Tutti gli anni in questo periodo tornava da queste parti, giusto una capatina, e ritrovava i luoghi immutati, quasi congelati, e questo un po' lo irritava ma anche lo rassicurava.

Rispose al sorriso di una bella signora, poi si finse catturato da una notizia sul giornale. Era di pessimo umore. Si grattò un po' la barba, era indeciso sul da farsi. Gli vibrò il cellulare. Rispose ma non parlò. Ascoltò alcuni minuti.  “Ti richiamo io, tra un po'. Ciao.”.

Il cameriere gli servì il prosecco, con qualche pezzettino di bruschetta al pomodoro, sfizioso, delizioso. “Lei non è di qui?”  “No, ma ci vengo ogni tanto.” “Devo averla già vista.”  “Può essere.” “Lavora per caso in TV?”  “No, non proprio, ma lavoro nelle comunicazioni.” “Ah, ecco.”  “Mi dica, come è andata quest'anno?”  “Il tempo, intende?”  “No, non solo. In generale, come è andata quest'anno? A lei, per esempio.” “Beh, non è molto diverso dagli anni passati.”  “Ma... se dovessi chiederle se è felice, lei cosa mi risponderebbe?” “Lei mi mette in difficoltà. Sa, non lo so. Non saprei dirle, così su due piedi. Dovrei dire di sì. Ma... ”  “Ma?” “Ma io avrei voluto, ecco, avrei voluto una vita diversa. Me la sarei aspettata diversa.”  “Sa, anche io. Anche io mi sarei aspettato una vita diversa.” Chiamano il cameriere. “Mi scusi...”.

Il cielo cambia di colore. Si compiace di queste belle tonalità: gli piacerebbe, per esempio, una camicia di quell'indaco fantastico che segue il sole fuggito. Ma è un istante così breve che mai riesce a fissarsi quella sfumatura nella memoria. Guarda un calabrone stordirsi su un fiore bianco: anche a lui quei fiori di cui non ricorda il nome fanno lo stesso effetto.

Chiese il conto. Sbuffando, estrasse il cellulare, e richiamò dalla rubrica il numero ben noto.

“Ciao” "..."  "Sì, sì, ho visto. Ho visto tutto. Soprattutto ho sentito." "..."  "Ha detto le solite cazzate. Lo sai che è un figlio di puttana. Cosa ti aspettavi?" "..."   "Io te lo avevo detto: è inutile che mi mandi tutti gli anni, è sempre la stessa minchiata, me l'ha appena detto anche uno che sa." "..."  "Eh, uno che sa, cosa vuoi che ti stia a spiegare... Uno che ha a che fare con la gente del posto. Uno che lavora nella comunicazione. E mi ha detto che la gente non è un cazzo contenta. Che si aspettava qualcosa di diverso..." "..."  "Ma che ne so io cosa. Qualcosa di diverso." "..."  "Comunque il tedesco ha rotto le palle, bisogna eliminarlo." "..." "Beh, possibilmente prima del prossimo anno" "..."  "No, no, se il prossimo anno non me lo hai tolto dai coglioni non ci vengo più. Non mi freghi di nuovo..." "..."  "Va be', dai, ne parliamo dopo. Ci vediamo dopo." "..."  "Ciao papi. Ciao, ciao...".

Il cameriere gli consegnò il conto. Lasciò la banconota, ma si accorse dell'esiguità del resto. Si frugò in tasca. Trovò ancora un paio di euro. Li posò sul piattino: non gli piaceva passare per taccagno.

domenica, 08 aprile 2007 / 22:30 / link / / scazzi

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