lunedì, 23 luglio 2007

LA QUARTA ETA'

sconti

 

Le pensioni cambiano. Orbene, io due conti me li sono fatti.

Se non schiatto prima, dovrei giungere brillantemente ai 60 anni con 35 anni di contributi.

Certo, nessuno può immaginare di qui a 20 anni che ne sarà stato di questa riforma. Facile che l'Italia sarà nel frattempo stata acquistata dai cinesi che con cinesi metodi si saranno attrezzati per la soppressione collettiva della zavorra non produttiva.

Ma poniamo che, assurdamente, la riforma pensionistica sopravviva ai suoi ideatori. Io avrò la garanzia, con i parametri correnti, di una quiescenza remunerante il 60% del mio stipendio ultimo.

Ecco, questa si chiama istigazione al crimine. Perchè io, con il 60% di un mio stipendio pur rivalutato dagli avanzamenti di carriera, mi ci potrò pagare i pannoloni e l'insulina, e forse qualche tetrapak di Tavernello. E' matematico quindi che, da pensionato, io andrò a rubare.

Altresì, per il mio genere di lavoro, io potrei benissimo aderire all'invito che già fu mosso dal geniale Maroni e permanere sul mio incarico con gli incentivi stabiliti e non facendo assolutamente più un cazzo. E chi mi tocca, a me? Al peggio mi potrebbero licenziare, e di conseguenza obbligarmi alla pensione.

Non credo di essere l'unico ad aver elaborato di queste considerazioni. Una politica occupazionale seria dovrebbe favorire la fuoriuscita dal mondo del lavoro degli stanchi catafalchi parassiti aumentandone significativamente l'assegno mensile, e non di fatto dissuaderli con una prospettiva di senile povertà.

Di qui a pochi anni, non 20 ma molti di meno, ci ritroveremo una caterva di vecchi babbioni ad occupare posti di lavoro, soprattutto pubblici, vegetando inerti e opprimendo le finanze con settimane di mutua.

Un pensionato non fa danno, un lavoratore vecchio e sminchiato sì.

Per piacere, dategli 2000 euro al mese e mandateli tutti a Diano Marina, e levateceli dai coglioni.

lunedì, 23 luglio 2007 / 00:55 / link / / scazzi

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