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dimaco |
ANSA - 2007-07-29 21:47
ROMA - Ha un nome ed un volto il misterioso parlamentare della notte di sesso e cocaina con due squillo all'hotel Flora. E' l'on. Cosimo Mele, 50 anni, moglie e tre figli, brindisino di nascita e di collegio elettorale (Udc). Al suo primo mandato, negli archivi dell'informazione politica è ricordato per dichiarazioni sulla necessità di difendere "la nostra identità cristiana". E' anche cofirmatario della proposta di legge per la pubblicità sull'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope da parte dei parlamentari. (...)
Si dimetterà dalla carica parlamentare? "Io rispondo al mio partito. Al mio segretario ho offerto le mie dimissioni, se saranno necessarie". Con sua moglie ha parlato? "E' stata la cosa più difficile. Ho parlato e parlerò ancora". Con la polizia, dice, parlerà domani. "Andrò in questura domattina, per chiarire. Non mi hanno convocato, non ho nessun obbligo..." Che quel che è accaduto sia una vicenda privata, senza nessun risvolto penale, ne è convinto il parlamentare, ma anche gli investigatori, tanto che alla procura non risulta sia nemmeno stata fatta una segnalazione. "La signora l'ho conosciuta a cena, al ristorante Camponeschi, presentata da amici", dice Mele nella sua ricostruzione della serata allegra che rischia di cambiargli la vita. "No, non sapevo fosse una prostituta", ribadisce più volte, poi ammette di averlo capito "ad un certo punto" e di averle fatto "un regalino" (sulla cifra preferisce sorvolare). L'ha portata in una suite all'hotel Flora, "anche se ho casa a Roma, ho preferito". Hanno passato la serata, sempre secondo il racconto del parlamentare, poi ognuno a nanna in una stanza diversa della suite. Di cocaina l'onorevole dice non solo di non aver fatto uso, ma nemmeno di averla vista. "Forse ha preso pasticche. Che ne so, io dormivo!". L'on. Mele insiste anche sul fatto che lui era in compagnia di una sola ragazza, la seconda, dice, l'ha chiamata l'altra "a un certo punto", "poi se n'é andata". Non è chiaro a che punto è arrivata e a che punto se n'é andata. Nemmeno se c'era ancora o no quando la prima, chiamiamola Francesca (anche se, galantemente, Mele non vuole farne neppure il nome di battesimo) si è sentita male. "Non è proprio che stava male - dice Mele -, straparlava...". Tanto che lui ha chiamato la reception chiedendo un medico, poi ha detto che non serviva, poi ha chiamato di nuovo. Fino a che, alle otto di mattina, l'ambulanza ha raccolto Francesca e l'ha portata al San Giacomo. Qui lei ha raccontato di pasticche che qualcuno le avrebbe fatto prendere. Così è partito l'accertamento di polizia ed è venuto fuori il coinvolgimento del parlamentare, la presenza di un'altra ragazza. Quando Francesca si è ripresa, ai poliziotti della questura ha detto che nessuno l'aveva costretta a fare niente e che anzi, "quel signore" le aveva anche pagato il dovuto per la prestazione. Nessuna denuncia, tutti a casa. Peccato che qualcuno avesse messo una pulce nell'orecchio dei giornalisti. Chissà perché.