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dimaco |
Nonostante l'odore possa far pensare il contrario, sono vivo.
Dal Corso Regina, quello che va alla tangenziale, da un lato vedi il parco della Pellerina, uno dei grandi spazi verdi della città che fanno da contrappunto alle macchie grigiastre e arrugginite di siti industriali in dismissione, che presto verranno spazzati via, loro e la loro memoria, da qualche strano architetto furibondo, innovatore e iconoclasta.
Proprio di fronte alla Pellerina, dall'altro lato, il drago adesso giace morto. Nella sua ultima fiammata si è portato via sette disgraziati.
A tutt'oggi dei primi sei la pratica è già stata chiusa, con cordoglio e partecipazione delle autorità.
In 400 erano alla fiaccolata l'altra sera, mentre l'ultimo era ancora vivo, dicendosi tra loro che già erano fuori dalla cronaca, e la tragedia stava già trasformandosi in istruttoria, era già diventata una faccenda di carte bollate.
La rabbia non è nemmeno più urlata, è un ronzio assordante che assomiglia al frastuono degli impianti e lascia la gola secca come a stare vicino all'altoforno. E lo si sente dappertutto.
116 irregolarità già riscontrate. La fabbrica terminale sigillata come già stabilito, con questi imprevisti compresi nella polizza. L'amministratore delegato e i consiglieri sono indagati, e probabilmente lo saranno anche gli ispettori. Il loro sgomento postumo è già stato rispedito al mittente. Concordamente con i sindacati è stata loro l'offerta indecente di straordinari e turni massacranti svolti sotto organico fatta a chi non la può rifiutare pur consapevole di rischiare, lavorando in un posto dove può succedere di non pensare per una frazione di secondo, di voltare la testa per tirare il fiato, come si è fatto mille altre volte per farsi forza fino a che è ora di andarsene a casa, e invece quella volta succede l'inferno. In cambio di questo c'erano poche centinaia di euro.
A questo punto si chiuderà anche il cerchio inquietante dei funerali scaglionati, con il progressivo diradarsi dei rappresentanti delle istituzioni, con l'ultimo morto più solo di quelli prima, e quelli vivi più soli ancora.
Anche per domani è previsto sole. Ma non scalderà nemmeno un po'. Resta il senso di gelo.
Per questo natale il mio albero avrà solo due palle.
Ma, ve lo garantisco, saranno grandissime.
Sto cantando Blackbird al buio, seduto su una sedia alla scrivania.
Ecco il testo, se qualcuno volesse imitarmi. Fa bene.
Blackbird singing in the dead of night
Take these broken wings and learn to fly
All your life
You were only waiting for this moment to arise
Blackbird fly, Blackbird fly
Into the light of the dark black night.
Black bird singing in the dead of night
Take these sunken eyes and learn to see
all your life
you were only waiting for this moment to be free
Blackbird fly, Blackbird fly
Into the light of the dark black night.
Blackbird singing in the dead of night
Take these broken wings and learn to fly
All your life
You were only waiting for this moment to arise,oh
You were only waiting for this moment to arise, oh
You were only waiting for this moment to arise
Scott, un poco di buono, arriva col suo rottame di Chevrolet nel parcheggio del drug-store.
Scende, si aggiusta il pacco dentro i suoi Levi's, e strafottente guarda l'ingresso da dietro i suoi occhiali a specchio, masticando un chewing gum.
Si sistema il berretto da baseball ed entra camminando alla Charles Bronson, facendo risuonare i tacchi degli stivali ad ogni passo. “Ciao, bellezza!” fa Scott, un lurido nullafacente, alla commessa, una bionda del Sud che somiglia a Dolly Parton. Lei squittisce qualcosa e lui le sogghigna allontanandosi.
Si aggira tra gli scaffali del negozio, pasticciando tra la merce, ora agguanta una rivista osée e la sfoglia, ora fa roteare una girandola. Scott, un perdigiorno butterato, sorride mostrando gli incisivi di acciaio alle videocamere di sicurezza che lo inquadrano e gli fa ciao con la mano.
Completa il giro, e in uno degli ultimi cestini prima della cassa afferra un doughnut, e lo strizza come se fosse il seno di una texana, Scott, un porco. E poi se lo caccia in tasca.
“Non ho trovato niente che mi piaccia, a parte te, bambola!”. “L'ho vista che si è infilato in tasca una ciambella, guardi che chiamo la polizia!”. “E dai, biondina, lo addenterò pensando a te”, e le rifila una pacca sul culo, Scott, un arrogante farabutto.
Non fa in tempo ad uscire che un armadio di due metri in divisa gli pianta un cannone in fronte. “Maledetto bastardo! Mettiti in ginocchio e non provare a muoverti o ti faccio esplodere il cranio!”
Scott, un disgustoso delinquente, si sbianca come un cadavere. Arriva l'agente più vecchio, un nero, che gli declina la solita solfa. E poi aggiunge “Adesso avrai finito di ammorbare la città, verme”.
“Agente, è un ladro, e mi ha pure mancato di rispetto...”, ribadisce Dolly Parton. E a sentire questo, quello grosso rifila a Scott, un rifiuto della società, un calcio nelle costole che lo fa ululare.
“No, Joe, fermati”, fa il nero. “Anche se è una merda ha diritto ad un giusto processo. Anche io avrei tanta voglia di fargli saltare le cervella...” dice sputacchiando una boccata di tabacco.
La radio dell'auto della polizia dice che Scott, un pregiudicato infame, ha già dei precedenti, e invece dei 15 anni di gattabuia per l'odioso reato che ha appena commesso potrebbero toccargliene il doppio.
Lo ammanettano e lo caricano in macchina. Di nascosto al nero, l'armadio dà a Scott, uno spregevole criminale, ancora una manganellata sulla cervicale.
E' una calda giornata di ottobre a Farmington, Missouri. Dove la giustizia è inesorabile.
(ANSA) - WASHINGTON, 8 OTT - Un uomo rischia 30 anni di carcere per il furto di una ciambella a un supermercato. Accade a Farmington nel Missouri, Stati Uniti. Scott Masters, 41 anni, e' stato accusato di rapina violenta per aver dato una spinta a una dipendente del negozio che notato il gesto furtivo della ciambella nascosta in tasca, lo aveva seguito fuori del locale. Il reato comporta fino a 15 anni di carcere, ma poiche' il ladro ha precedenti penali, la condanna potrebbe essere automaticamente raddoppiata.
il 21 settembre di venti anni fa moriva come un cane Jaco Pastorius, ubriaco, ammazzato di botte da un buttafuori. Forse l'inevitabile epilogo di una vita scellerata.
Lo ascoltai la prima volta alla fine degli anni '80, al termine di una disputa tra un mio amico e il suo fratello grande, che diceva che gli avevamo rotto il cazzo con i Kiss e di provare a sentire cosa era la vera musica. E mise su “Heavy Weather”. “Senti il bassista”, diceva il fratello grande. “Ma se suona per i cazzi suoi!” diceva il mio amico. Io cercavo di seguire quel suono, e di capire dove andasse a parare. Ne ero rapito, io che il basso lo avevo sempre sentito fare i soliti giri, malpercosso da gentaglia che se lo appoggiava sui coglioni. E poi io non ne sapevo punto di jazz, che per me era una roba da babbioni. Fatto sta che io quel giorno scoprii una musica altra, quella di Weather Report..
Anche Zawinul lo zingaro se n'è andato, pochi giorni fa. Su Weather Report e Pastorius non c'è niente che io possa aggiungere che già non sia stato detto, e magari per molti dirò una bestialità se affermo che il culmine lo raggiunsero con “Night Passage”.
Pastorius non riuscì mai ad avere una carriera solista ai medesimi livelli, e allo stesso tempo Weather Report dopo la sua fuoriuscita del 1983 non furono più lo stesso gruppo, ma se lo volete ascoltare vicino alla stratosfera allora procuratevi “Shadows And Light”, il doppio live del 1980 di Joni Mitchell. E se a quei suoni non riuscite a commuovervi almeno un poco, beh, allora andatevene affanculo.
Il primo incontro con Joe Zawinul avvenne nel 1975 quando Jaco era ancora sconosciuto, Zawinul ricorda che la conversazione si svolse più o meno così:
Ma alla fine Pastorius riuscì a consegnargli un nastro. Zawinul lo apprezzò, ma gli disse che i Weather Report avevano già un bassista. Quando Alphonso Johnson lasciò i Weather Report, Zawinul si ricordò di Pastorius che pochi giorni prima gli aveva inviato una versione preliminare del brano "Continuum" (dal suo primo album) nel quale aveva apprezzato il suono morbido e rotondo del suo basso, confondendolo con un contrabbasso. Senza sapere che Jaco usasse un fretless, Zawinul gli telefonò e gli disse: "È molto bello il brano che mi hai mandato. Hey, ragazzino, suoni anche il basso elettrico?".
(grazie all'ignoto autore che ha scritto questo su Wikipedia)
“Sì…vaffanculo anche tu - Affanculo io? Vacci tu! Tu e tutta questa merda di città e di chi ci abita. In culo ai mendicanti che mi chiedono soldi e che mi ridono alle spalle. In culo ai lavavetri che mi sporcano il vetro pulito della macchina. In culo ai Sikh e ai Pakistani, che vanno per le strade a palla con i loro taxi decrepiti…puzzano di curry da tutti i pori; mi mandano in paranoia le narici… aspiranti terroristi, E RALLENTATE, CAZZO! In culo ai ragazzi di Chelsea, con il torace depilato e i bicipiti pompati, che se lo succhiano a vicenda nei miei parchi e te lo sbattono in faccia sul Gay Channel. In culo ai bottegari Coreani, con le loro piramidi di frutta troppo cara, con i loro fiori avvolti nella plastica: sono qui da 10 anni e non sanno ancora mettere due parole insieme. In culo ai Russi di Brighton Beach, mafiosi e violenti, seduti nei bar a sorseggiare il loro tè con una zolletta di zucchero tra i denti; rubano, imbrogliano e cospirano…tornatevene da dove cazzo siete venuti! In culo agli Ebrei Ortodossi, che vanno su e giù per la 47a nei loro soprabiti imbiancati di forfora a vendere diamanti del Sudafrica dell’appartheid. In culo agli agenti di borsa di Wall Street, che pensano di essere i padroni dell’universo; quei figli di puttana si sentono come Michael Douglas/Gordon Gekko e pensano a nuovi modi per derubare la povera gente che lavora. Sbattete dentro quegli stronzi della Enron a marcire per tutta la vita… e Bush e Chaney non sapevano niente di quel casino?! Ma fatemi il cazzo di piacere! In culo alla Tyco, alla ImClone, all’Adelphia, alla WorldCom... In culo ai Portoricani: venti in una macchina, e fanno crescere le spese dell’assistenza sociale… e non fatemi parlare dei pipponi dei Dominicani: al loro confronto i Portoricani sono proprio dei fenomeni. In culo agli italiani di Benson Hurst con i loro capelli impomatati, le loro tute di nylon, le loro medagliette di Sant'Antonio, che agitano la loro mazza da baseball firmata Jason Giambi, sperando in un’audizione per I Soprano. In culo alle signore dell’Upper East Side, con i loro foulard di Hermesse e i loro carciofi di Calducci da 50 dollari: con le loro facce pompate di silicone e truccate, laccate e liftate…Non riuscite a ingannare nessuno, vecchie befane! In culo ai negri di Harlem. Non passano mai la palla, non vogliono giocare in difesa, fanno cinque passi per arrivare sotto canestro, poi si girano e danno la colpa al razzismo dei bianchi. La schiavitù è finita centotrentasette anni fa. E muovete…le chiappe, è ora! In culo ai poliziotti corrotti che impalano i poveri cristi e li crivellano con quarantuno proiettili, nascosti dietro il loro muro di omertà. Avete tradito la nostra fiducia! In culo ai preti che mettono le mani nei pantaloni di bambini innocenti. In culo alla Chiesa che li protegge, non liberandoci dal male. E dato che ci siamo, ci metto anche Gesù Cristo. Se l'è cavata con poco. Un giorno sulla croce, un weekend all'inferno, e poi gli alleluja degli angeli per il resto dell’eternità. Provi a passare sette anni nel carcere di Otisville. In culo a Osama Bin Laden, a Al Qaeda e a quei cavernicoli retrogradi dei fondamentalisti di tutto il mondo. In nome delle migliaia di innocenti assassinati, vi auguro di passare il resto dell'eternità con le vostre settantadue puttane ad arrostire a fuoco lento all'inferno. Stronzi cammellieri con l'asciugamano in testa, baciate le mie nobili palle irlandesi!... In culo a Jackob Elinsky, lamentoso e scontento. In culo a Francio Slaughtery, il mio migliore amico, che mi giudica con gli occhi incollati sulle chiappe della mia ragazza. In culo a Naturelle Riviera: le ho dato la mia fiducia e mi ha pugnalato alla schiena, mi ha venduto alla polizia…maledetta puttana! In culo a mio padre, con il suo insanabile dolore: beve acqua minerale dietro il banco del suo bar, vendendo whisky ai pompieri inneggiando ai Bronx Bombers. In culo a questa città e a chi ci abita. Dalle casette a schiera di Astoria agli attici di Park Avenue, dalle case popolari del Bronx ai loft di Soho, dai palazzoni di Alphabet City alle case di pietra di Park Slope e a quelle a due piani di Staten Island. Che un terremoto la faccia crollare. Che gli incendi la distruggano. Che bruci fino a diventare cenere, e che le acque si sollevino e sommergano questa fogna infestata dai topi. No, no, in culo a te, Montgomery Brogan. Avevi tutto e l'hai buttato via, BRUTTO TESTA DI CAZZO!”
Edward Norton - 25th hour (monologo)

Dieci anni fa un destino assurdo e infame lo ha ingaggiato per una tournée infinita.
Noi stiamo ancora aspettando che ritorni, per nuove storie e nuovi accordi, davanti a una birra.