martedì, 11 settembre 2007

QUANDO CULO MANGIA CAMICIA

Ci sono, è vero, tanti sport in cui uno rischia di cagarsi in mano nel momento decisivo. Ma il più perfido di tutti è sicuramente il tennis. Anche ierlaltro un giovane bellimbusto dell'est, ricco di talento e di una Sharapova nel box solo per lui a guardarlo, si è clamorosamente autoevirato del titolo degli USOpen, giocando alla cazzo un totale di 7 (sette) set points contro uno dei più grandi ipnotizzatori della racchetta.

Da questa malattia si può anche non guarire mai. La memoria degli appassionati è satura di incompiuti, di nomi mai incisi su un trofeo importante. Di noi dilettanti questi sono i veri eroi, quelli che sacrificano una vittoria al “beau geste”.

Tralascio il furioso Safin (il principe infelice), o Santoro il giocoliere. L'omaggio va tutto al più elegante perdente del tennis moderno. Che proprio dopo questi USOpen si è ritirato definitivamente.


Tim HenmanTim Henman lascia un mondo che è cambiato, troppo cambiato per la sua arte.

Volava sull'erba di Wimbledon, Henman. E i giornalisti gli hanno sempre rinfacciato quella prima pagina che non hanno mai potuto pubblicare, il trionfo di un inglese a casa propria.

Mille colpi di fioretto non hanno mai tirato giù un muro. Troppa poca forza in quel servizio, troppo poco incisivi quegli approcci in slice di rovescio, troppo poco profondi i colpi al volo. Ricami fantastici, come fiocchi di neve nessuno uguale ad un altro, e nel mentre che tu stai lì ad ammirarne la complessità... ecco che arriva un teppista dall'altra parte della rete che ti tira una catenata che magari la pallina la spacca in due, o ti lascia un buco vicino al gesso della riga.

E troppo signore. Incapace di uccidere una partita. McEnroe, genio invasato, nemmeno lui picchiava, ma usava la racchetta come un bisturi e ti lasciava dissanguato in settanta minuti.

Henman accarezzava i match points come un bambino tocca una bolla di sapone. Con la stessa stretta in gola se li vedeva scoppiare davanti dopo averli costruiti e rimirati. Quando la paura di quel baratro ti prende. Boscia Tanjevic, il coach bosniaco di trent'anni di basket, così la identifica: “Quando culo mangia camicia”.

In quello che probabilmente è stato il suo ultimo incontro ufficiale, contro il nero francese Tsonga, ha ricevuto al termine minuti di battimani certamente non preconfezionati, e ai fotografi che gli si sono precipitati incontro ha detto: “Vi ringrazio, ma guardate che il vincitore è quell'altro”.

Ho avuto modo di vedere dal vivo un'unica volta Tim Henman, bastonato a Montecarlo dal ciabattino Zabaleta. Nell'impropria molle argilla del Country Club si ostinava in discese a rete impossibili, infilato senza pietà per quel centesimo di secondo di ritardo, quel millimetro di racchetta che mancava. Il pubblico capiva il senso di quel martirio, e quando finalmente di volée ne chiuse una, chirurgica, di rovescio, all'incrocio delle righe, l'applauso partì scrosciante e infinito, e quel volto si distese in un sorriso composto ma liberato. La faccia di un uomo sommessamente felice.

martedì, 11 settembre 2007 / 00:57 / link / / perdenti
giovedì, 12 aprile 2007

GOD BLESS YOU

Kurt Vonnegut

Così un pugno di rapaci cittadini sono giunti a controllare tutto ciò che in America valeva la pena di controllare. Così fu creato il sistema di classe americano, stupido, feroce, noioso, inutile e assolutamente inadeguato. Cittadini pacifici, onesti e industriosi venivano bollati come sanguisughe se chiedevano un salario che gli permettesse di campare. E vedevano che gli elogi erano riservati, da quel momento, a coloro che trovavano il modo di farsi pagare somme enormi per commettere reati contro i quali non era stata approvata nessuna legge. Così il sogno americano voltò la pancia in su, diventò verde, venne ballonzolando alla limacciosa superficie della cupidigia più sfrenata, si riempì di gas, scoppiò nel sole di mezzogiorno.

Kurt Vonnegut, God Bless You, Mr. Rosewater, or Pearls Before Swine (1965)


Kurt Vonnegut, scrittore, è morto oggi, 12 Aprile 2007, a New York, N.Y.

James Lee Clark, assassino, ritardato mentale con q.i. inferiore a 70, è stato giustiziato oggi, 12 Aprile 2007, ad Huntsville, Texas.

George W. Bush, petroliere, presidente degli Stati Uniti d'America, scoppia di salute oggi, 12 Aprile 2007, a Washington, D.C.

giovedì, 12 aprile 2007 / 12:51 / link / / perdenti
mercoledì, 14 febbraio 2007

GIVE UP THE SUN

Jeffrey Lee Pierce1985. A Torino fece 12 minuti di concerto. Figlio di una puttana lui e tutta la sua band.

"Si è rotto il mixer". Cazzate, gran maiale, sei strafatto e non ce la fai a suonare.
Tu e il tuo chitarrista scimmione incapace (Kid Congo).
Tu e quel puttanone di bassista (Patricia Morrison) che ha rovesciato l'acqua addosso al mio amico infoiato che le ha toccato le cosce.
Tu che suoni col walkman nelle orecchie ("Io mentre suono ascolto David Bowie", due minchiate in una frase sola, complimenti). Tu che non eri cazzone come Lux Interior e non eri "cool" come John Doe.
Tu che alle donne toccavi il culo, come a quella poliziotta a Londra che non ha apprezzato e ti ha fatto mettere in gattabuia.
"E ti piace proprio il cazzo", tu gentleman ti rivolgevi loro così.

Come cazzo sei morto, tu? Non mi ricordo. Ma fa lo stesso, saresti morto presto comunque. Poco dopo aver sciolto la band, o forse è la band che ti ha mandato affanculo. Poco dopo aver pubblicato un disco  ("Wildweed") che la critica ti ha stroncato e che io ho comprato e puzzava già di cadavere.

Tu, grande merda d'uomo, sei stato uno dei pochi a saper cantare quello che uno ha nelle budella, prima che nel cuore. Tra i tanti che hanno cantato l'America, tu dell'America hai mostrato quello che si nasconde sotto il tappeto. A te nessuno ti ricorda, non eri uno da bei ricordi.

Qui piove. Stanotte mi riascolterò tutti quei vinili mal conservati e carichi di elettricità statica. Mi farò rivoltare lo stomaco. E mi sbronzerò, questo è ovvio.
mercoledì, 14 febbraio 2007 / 21:57 / link / / perdenti